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IL CORPO, LA RELAZIONE, IL SISTEMA

Corso triennale di Counselling Sistemico e Relazionale

Corso accreditato da AssoCounseling e da Sicis (Società Italiana di counselling ad indirizzo sistemico)

Sono aperte le iscrizioni per il triennio 2017-19

 

In ambito sociale, molte attività e professioni si basano sulla comunicazione, orientandosi verso le possibilità di cambiare le situazioni umane. Il counselling è uno di questi profili, utile in ambito sociale, educativo, sanitario, giudiziario e aziendale.

Il CNEL (Commissione Nazionale Economia e Lavoro) ha, da alcuni anni, riconosciuto il profilo del counselor come figura professionale. Il counselling si basa sulla valorizzazione delle risorse delle persone. Non c’è una traduzione del termine in italiano perché non esiste una parola adeguata a rendere il concetto di una professione che consiste nel collaborare con le persone per promuovere riflessione critica, valorizzare le loro risorse, aiutarle ad aiutarsi, sviluppare cooperazione.

Una formazione in counselling è I’importante sia a chi intende riqualificare gli spazi di comunicazione, di ascolto e di partecipazione alle relazioni, sia per chi voglia avviarsi a un’attività professionale di counsellor.

 

Il counselling sistemico e relazionale

L’approccio sistemico e relazionale si fonda sulla premessa che i fatti sociali, e ciò che possiamo dire sul mondo, inclusi noi stessi e gli altri, sono in stretta relazione con la dimensione linguistica e con le risorse interpretative personali e culturali. La pratica del counselling ha il significato di creare linguaggi condivisi e nello stesso tempo di cercarne la trasformazione nell’intreccio delle narrazioni personali.

In ogni ambito della società  e della vita ( scolastico, professionale, familiare, sportivo, clinico o sociale) le persone possono aver bisogno di aiuto nei momenti di difficoltà e di crisi, nei momenti decisionali, o di risoluzione dei problemi e di superamento di ostacoli. Le persone possono sentirsi confuse, incapaci, incompetenti e frustrate, possono comportarsi in modo inadeguato  e inefficace senza per questo essere patologiche o deficitarie. Il counselling si configura così, anzitutto e per lo più, come un metodo di lavoro con la normalità, o almeno con i suoi veli.

Nel counselling a orientamento sistemico e relazionale  il counselor ha il compito di promuovere saperi prodotti socialmente, saperi che si modificano e rinnovano in ogni momento dell’interazione. Non essendo di tipo “istruttivo”, il ruolo del counselor viene di volta in volta ricreato dalle persone coinvolte nel contesto di intervento, favorendo la posizione dialogica. Questa visione tende a sostituire l’idea di un osservatore trascendente o oggettivo, con quella anti-autoritaria di una collaborazione in cui nessuno ha “l’ultima parola”. Le stesse premesse stanno alla base anche del percorso di formazione che ha l’intento di permettere all’allievo, non solo di crearsi una solida base culturale, ma di vivere da subito esperienze di crescita in cui l’approccio sistemico e costruzionista viene applicato “sul campo”.

L’importanza data alla cornice comunicativa e linguistica non si limiterà a prendere in considerazione la dimensione verbale, nel training saranno anche previste attività e stage di carattere corporeo e drammaturgico, in modo da favorire tutto ciò che riguarda il mondo delle emozioni, dei sentimenti e del posizionarsi nelle relazioni.

 

Intenti, obiettivi, metodi della formazione

La finalità del corso è formare counselor capaci di operare in situazioni che pongono difficoltà, chiedono sostegno, facilitazione, mediazione per il cambiamento. Situazioni che possono riguardare singole persone, famiglie, gruppi, équipe e comunità e che possono essere relative all’insorgenza di condizioni critiche (trauma, lutto, conflitto), di novità (lavoro, famiglia, riorganizzazione di un servizio), di scelte (studio, cura), di gestione del ruolo professionale, ecc.

 

Orientamenti del corso

-          Attenzione alle differenze che caratterizzano la storia delle persone e che si creano continuamente nelle relazioni (antropologia e comunicazione interculturale).

-          Valorizzazione delle pratiche antioppressive e rispetto dei diritti umani (bioetica e deontologia).

-          Costruzione di un pensiero critico rispetto alle categorizzazioni rigide delle condotte umane. (diagnosi e cultura).

-          Sviluppo di capacità di osservazione e ricerca (metodologia riflessiva).

-          Attenzione alla complessità della storia delle persone e alla consapevolezza della propria storia (approccio biografico e autobiografico).

-          Sviluppo delle possibilità di lavorare sui propri vissuti, emozioni, modi di porsi nelle relazioni (arte partecipativa).

-          Studio e riflessione intorno al senso che le persone attribuiscono all’esistenza e al come vivere una vita (tematizzazione filosofica).

 

Obiettivi formativi

-          Sviluppare le capacità di analisi e lettura delle situazioni sociali e delle possibilità d’intervento.

-          Facilitare lo sviluppo di competenze relative alle pratiche di counselling e, in modo particolare, all’ascolto e al colloquio.

-          Proporre modalità d’intervento in alcuni ambiti specifici (counselling di comunità,

-          familiare, scolastico, organizzativo, interculturale filosofico, sanitario,)

-          Sviluppare competenze nella lettura di aspetti e biografie che s’intrecciano con l’esercizio del ruolo professionale.

-          Favorire lo sviluppo di processi riflessivi e autoriflessivi.

 

Metodologia

Pensare a un progetto formativo significa assumersi responsabilità pedagogiche, consapevoli che l’esperienza formativa è un percorso che mette in gioco l’individuo e il gruppo e che attiva dimensioni globali dell’esistenza.

Formare significa tener aperta la circolazione delle idee, valorizzare ogni proposta, fare di ogni questione l’occasione per nuove elaborazioni, rivedendo la gerarchia convenzionale dei setting formativi alla luce della circolarità e della reciprocità.

La metodologia proposta si muove in un’ottica di formazione che implica deformazione e trasformazione continua, che parte da premesse pedagogiche che fanno della formazione uno spazio che sappia tenere copresenti dimensioni conoscitive-razionali, affettive, emotive e corporee. Uno spazio che sappia sostare sui margini, che sappia anche transitare i territori dell’immaginario.

Il percorso formativo prevede lezioni teoriche, lavori di gruppo con role playing e simulate, workshop di sviluppo personale, pratiche di osservazione (visione di opere, di videotape, videoregistrazione simulate, etc.), seminari,  studio e analisi di saggi, homeworks, supervisione, tirocinio guidato.

 

COMITATO SCIENTIFICO:

PIETRO BARBETTA – MICHELE CAPARARO - GABRIELLA ERBA - MARIO GALZIGNA – GABRIELA GASPARI - MARCELO PAKMAN – EDUARDO VILLAR